Rivoluzione Fascista-Foglio d'ordini della Federazione senese dei Fasci di combattimento del 25 agosto 1940
La grande proletaria in marcia

Sentiamo riecheggiare, in questa nostra accaldata atmosfera di entusiasmo guerriero, l'ormai vecchio ma sempre nuovo grido del poeta romagnolo della nostra prima riscossa coloniale: «La Grande Proletaria si è mossa».
Come allora, ma più di allora e con ben altri spiriti ed altra potenza si marcia e si marcia bene. Noi abbiamo ritrovato la strada della nostra vera guerra, che da ali ai marciatori classici, nei quali si indovina la tempra del colono oltre che del soldato. Guerra, dunque, di un popolo di lavoratori, che era fatto per le opere feconde della pace, che ha sempre lavorato duramente e silenziosamente, ed è spesso caduto nello sforzo immane delle sue fatiche, in tutti i paesi del mondo e sotto tutte le latitudini, sfidando ogni ostilità della natura, ma che le esperienze ed i sacrifici e i dolori ingiustamente sofferti hanno educato alla guerra.
I luoghi comuni della insensata propaganda britannica pretendono di dimostrare che l'Italia fa la guerra, non solo per servire i disegni della minacciata egemonia germanica, ma soprattutto perchè un popolo incatenato obbedisce senza fiatare al cenno di un dittatore nel ferreo congegno politico di un regime totalitario. Cosicchè noi ci battiamo perchè Mussolini lo ha voluto, ma non sappiamo perchè. Un popolo incatenato, un popolo di schiavi e di automi non si batte come si battono i legionari della Cirenaica e della Somalia. L'Italia si batte e vince perchè tutto un popolo in armi ha piena coscienza del fine che ha dinanzi e della difficoltà dello sforzo necessario per conseguirlo.
E il compito è veramente grandioso. Fra la parola d'ordine del campo e la compatta disciplina del popolo c'è l'incontro di una volontà con le aspirazionidi mezzo secolo finora taciute e mortificate, perchè non era ancora apparsa quella Volontà. Questa perciò è la guerra delle «intese perfette» e poichè l'ignoranza dei propagandisti ufficiali britannici è monumentale, tutto ciò che gli italiani operano sempba a loro impossibile. Ce ne rendiamo conto. Con gli inglesi noi non ci conosciamo, non ci siamo mai conosciuti abbastanza.
Poche comitive di turisti che venivano ad ammirare le nostre bellezze artistiche e naturali e qualche ingaggiatore di emigranti di altri tempi credevano di conoscere gli italiani, e si illudevano che l'Italia di Mussolini fosse sempre quella di Versaglia, quando gli uomini di governo traditi ed umiliati si limitavano a partire sdegnoasmente e a ritornare scornati. In venti anni noi siamo cresciuti, politicamente virili, e gli inglesi, cinici e distratti, fingevano di non accorgersene. Ecco perchè gli stessi sindacalisti e tradunionisti che sono insieme al Governo e all'opposizione, no riescono a rendersi conto di ciò che effettivamente è accaduto ed accade fra i lavoratori italiani che formanio il nerbo delle milizie, le quali hanno fatto parlare molto di sè e fanno parlare in questi giorni d'Africa!
La propoganda britannica tradisce, senza volerlo, la intima debolezza della compagine imperiale, perchè a commento della sconfitta subita in Somalia confessa che il cedimento di quella parte è dovuto al crollo della Francia, perchè è venuto a mancare l'aiuto che la difesa britannica si aspettava dalla Somalia francese, la piccola Somalia francese, un vero fazzoletto da naso che si stende ai piedi del lenzuolo italiano. Cosicchè l'impero britannico non facva assegnamento sulle proprie forze, ma come sempre su quelle degli altri, considerando preziosa la pelle dei soldati metropolitani ed a buon mercato quella degli stranieri. In altri termini: nella difesa dell'impero britannico, il popolo britannico è assente, e quasi come indifferente. Forse è anche giusto. Perhcè l'impero britannico non è frutto di sudori, dei sacrifici e degli sforzi espansionisti, vero e proprio impulso di natura, di tutto un popolo, ma il risultato di pochi impresari capitalisti, che hanno intrapreso azioni di sfruttamento per arricchire se stessi, impinguare le banche che avevano investito i loro capitali e dare lustro alla Corona che aveva accordato la protezione della bandiera nazionale! Come si vede, un vero e proprio abisso fra l'impero britannico, l'Impero Italiano, ancora in formazione, che è il frutto dello spirito di sacrificio di tutto un popolo.
L'una impresa capitalistica, l'altra impresa proletaria. Perciò due mondi in lotta per la vita e la morte dell'uno e dell'altro. Lo capiscono queste cose i propagandisti britannici che attribuiscono alla tirannia dei regimi totalitari il segreto della vittoria che viceversa risiede nell'intima debolezza, nella costituzionale fragilità di una organizzazione capitalistica non cementata dal sudore e dal sangue di tutto un popolo?
I sindacalisti britannici, dunque, che stupiti dell'entusiasmo con cui i lavoratori italiani, nelle officine e sui campi di battaglia, fanno la loro guerra gridano al tradimento della libertà, ci fanno ridere. Hanno conosciuto abbastanza i lavoratori italianiche cosa è contata a loro stessi la libertà degli ingelsi. Anche gli italiani oggi si battono per la propria libertà, e senza volerlo si accorgono che danno una mano anche agli indiani, i quali si sforzano di profittare delle circostanze per guadagnare il tempo perduto. L'impero inglese scricchiola: è una grande carcassa storica che cade sotto le spinte violente di due grandi potenze proletarie. Sta per compiersi la più grande impresa anticapitalistica della storia. Essa avrà un nome: Mussolini!




Nazareno Mezzetti